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San Francesco

La presenza dei Frati Francescani a Potenza, risale al 1265, infatti già dopo quasi quarant’anni dalla morte di San Francesco (Assisi, 4 ottobre 1226), si trovano le tracce di una “stazione”, entro le mura della città vescovile, nei pressi della porta di S.Giovanni, per gli itineranti sulle vie dell’Italia meridionali.

Sui resti di un antico luogo di culto protoromanico , nel 1274, accanto al convento, sorto nel 1265, veniva costruita la chiesa di Potenza dedicata a San Francesco d’Assisi. 

La costruzione della Chiesa non avvenne senza difficoltà, nel 1266, infatti, una frana funestò il cantiere, perché sotto le macerie rimasero sepolti alcuni operai, ma il prodigioso salvataggio degli infortunati convinse i potentini a leggervi un segno positivo della volontà divina.

Sono ancora presenti alcune testimonianze artistiche del precedente oratorio protoromanico, i reperti, che si sono salvati dalle reiterate distruzioni dei terremoti, sono stati inseriti sulle pareti del chiostro e nell’interno della chiesa sull’abside.

L’ingresso della chiesa è costituita da un portale in pietra calcarea di stile durazzesco e racchiude una pregevole porta lignea datata 1499, la porta, in legno di noce intagliato, racchiude 54 formelle, ciascuna della misura di cm 24.5x24.5.

La scultura comprende otto serie di formelle raffiguranti, a partire dall’alto troviamo il monogramma cristologico di San Bernardino da Siena (JHS: cioè J = Gesù , H = degli uomini , S = salvatore) ed ai lati decori fogliacei e sei rosoni gotici diversi.
In terza fila due angeli reggenti un cartiglio con la scritta “AD 1499”; seguono suonatori e simboli francescani; ancora tre file di rosoni gotici; 

formelle con immagini di aquile, suonatori di pifferi, scene di vita francescani; in penultima fila, uccelli cavalcati da figure umane, demoni alati ed altre figure umane con fronde. 

L’opera è pregevole per gli intagli ricchi di chiaroscuri, e denunzia un autore di matrice culturale tardo gotica che si rifà al gusto catalano del XV secolo di Napoli.

Attribuita ad un ignoto artigiano lucano, appartenente al gruppo degli intagliatori locali, la cui produzione attingeva alla cultura dei lapicidi catalani operanti nel napoletano. 

Convento e Chiesa

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